Capriate di legno definizione

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Capriate di legno definizione

Capriate di legno definizione

La capriata  è un elemento architettonico; deriva dal latino capra, cavalletto a quattro piedi o incavallatura, è un elemento strutturale composito, di forma triangolare, utilizzato per sostenere coperture a falde inclinate.

Strutture piane composte di elementi lineari posti a sostegno delle falde di una copertura, si basano sul principio del ” triangolo indeformabile” in cui l’asta orizzontale (catena) assorbe le spinte delle aste inclinate (puntoni).  Di fatti il suo punto di forza è la struttura a triangolo, fa si che il peso della copertura si scarichi verticalmente sulle strutture murarie e non lateralmente; è questo il grande vantaggio statico di questo tipo di architettura adatto per le coperture a falde.

Quando si desidera realizzare un tetto di legno a due pendenze e abbiamo una luce notevole fra gli appoggi delle due assi, di conseguenza, dovrà sopportare un carico piuttosto rilevante. In questo caso si adopera la capriata, una volta sistemate, è unito dalla struttura secondaria in legno del tetto. La capriata, che con l’incarico di struttura portante servirà a scaricare a terra i carichi della struttura.

La struttura reticolare è il risultato dell’assemblaggio di elementi appunto strutturali di ridotte dimensioni, la capriata consente di coprire ampie luci e, inoltre, è caratterizzata da un’elevata rigidezza, superiore a quella ottenibile con una singola trave.

Nella sua conformazione elementare la capriata è composta di tre soli elementi:

due puntoni inclinati pressoinflessi, sui quali appoggiano gli arcarecci, e un tirante inferiore, teso, che assorbe le componenti orizzontali della spinta dei puntoni.

La più diffusa è la capriata a nodo aperto: i collegamenti nella struttura sono considerati come cerniere, ossia, collegamenti che consentono la rotazione attorno ad un asse passante per il punto d’intersezione; bisogna fare in modo che a ogni nodo ci sia una cerniera.

Funzione strutturale delle capriate

 

Le capriate comunemente utilizzate si possono distinguere in tre differenti tipologie:

 

  • Il cavalletto semplice: Costituito da tre unità di legno. Consigliata per luci inferiori a 4 metri.
  • La capriata o cavalletto con il monaco: formata dal cavalletto semplice più un ritto centrale, definito monaco. Consigliata per luci di 5 metri.
  • La capriata all’italiana o Palladiana: costituita da puntoni, catena, monaco e saette. Consigliata per luci di 12-15 metri.

 

Origine delle capriate

L’invenzione della capriata sembra risalire all’epoca romana, utilizzata soprattutto per la copertura delle grandi basiliche cristiane.

In aree del Centro e del nord dell’Europa, con lo sviluppo dell’architettura gotica, si diffondono capriate alte, per tetti con spioventi molto inclinati, per fare scivolare la neve.  Lo studio della struttura e del suo funzionamento statico iniziò nel Rinascimento, quando alcuni trattatisti come Mariano di Jacopo detto il Taccola, Leonardo da Vinci e Serlio cominciarono a studiare e ad analizzare la composizione. Dagli studi emersi, la capriata ancora non era conosciuta come un “elemento reticolare”, giacché la tipologia classica caratterizzata da monaco, due puntoni, due saette, e catena fu trasformata introducendo più elementi di rinforzo.

La capriata è utilizzata anche nell’architettura contemporanea con elementi di acciaio, di legno, per lo più lamellare, o di entrambi i tipi.

I nostri consigli:

  • Prima di iniziare la lavorazione rivolgetevi da esperti nel settore edile.
  • Informatevi se le vostre mura possono reggere questo tipo di tetto.
  • Prima di procedere è consigliata una bozza di disegno della capriata da realizzare.
  • Per la lavorazione assicuratevi di utilizzare materiale idoneo e di buona qualità.

 

 

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