Piastrelle in ceramiche: tipologie e differenze

Pavimenti in ceramica: ecco perché sceglierli
2 Gennaio 2019

Piastrelle in ceramiche: tipologie e differenze

Le ceramiche non sono tutte uguali. Si differiscono in base al tipo di impasto, al tipo di produzione e infine in base alle tecniche di cottura. Scopriamo di più…

Piastrelle in ceramica e natura della pasta

La ceramica è classificabile innanzi a tutto in base alla natura della pasta.

Le ceramiche a pasta compatta sono caratterizzate da una bassa porosità e da un’alta resistenza ai graffi e agli urti. Inoltre possiede ottime doti di impermeabilità. Appartengono a questa categoria la porcellana e il gres (assai utilizzati per i pavimenti).

Le ceramiche a pasta porosa, invece, sono caratterizzate da un impasto tenero, assorbente, duttile. Hanno una bassa resistenza ai graffi. Si pensi alle terraglie, le maioliche e le terracotte.

Posto che la ceramica viene prodotta grazie ad un impasto contente argilla, possiamo distinguerle a seconda se la produzione avvenga mediante iter artigianale o industriale.

Piastrelle in ceramica e tipo di produzione

Le piastrelle di ceramica sono il risultato di un processo produttivo costituito da diverse fasi che variano in funzione del prodotto, che si vuole ottenere.

Nella fattispecie si può scegliere tra iter artigianale e iter industriale.

Iter artigianale

Quando si sceglie la produzione artigianale:

a) selezione e raffinazione (stagionatura);

c) lavaggio (per disperdere i sali solubili;

d) depurazione e modellatura (attraverso stampi).

e) essicatura e cottura.

Quest’ultima serve ad eliminare i sali residui e a ottenere la vetrificazione della piastrella. In seguito la piastrella viene smaltata e decorata. Vi è anche la possibilità di rivestirla con materiali di tipo vetroso e smalti.

Iter industriale

Quando invece si parla di produzione industriale, la lavorazione avviene rispettando queste fasi:

a) monocottura;

b) bicottura;

c) pressatura;

d) estrusione e colaggio;

e) smaltatura e ricottura.

Ceramiche e tecniche di cottura

Come già accennato, la fase di cottura serve ad eliminare alcune particelle compositive dall’impasto.

In base alla temperatura del forno, oltre che alla tempistica di cottura, le piastrelle in ceramica possono essere differenziate in:

  • le piastrelle in ceramica particolarmente resistenti all’usura, agli urti, al tempo e al calpestio, solitamente impiegati per la pavimentazione;
  • le piastrelle in ceramica, meno resistenti, ma caratterizzate da un particolare effetto estetico che, invece, vengo impiegate per il rivestimento.

Va da sé che, mentre le piastrelle, solitamente impiegate per la pavimentazione, possono facilmente essere impiegate anche per il rivestimento di pareti o di piani d’appoggio, il contrario è pressoché impossibile, poiché le piastrelle adatte per il rivestimento non presentano le medesime caratteristiche richieste, invece, per la pavimentazione.

Altri criteri di classificazione delle piastrelle

Volendoti fornire una classificazione ancor più dettagliata, si può anche parlare di piastrelle per esterni e piastrelle per interni.

Le prime sono caratterizzate da un’ alta resistenza agli agenti atmosferici, soprattutto al gelo. In questo gruppo possiamo inserire il gres porcellanato, il clinker e le terrecotte.

Le seconde invece di cui fanno parte la maiolica, la bicottura o la monocottura, si caratterizzano per la loro resistenza all’usura e calpestio, come anche alle sostanze acide.

In base alla finitura (smaltatura, levigatura o lappatura), più o meno precisa, e in base ai difetti caratteristici di ogni singola piastrella, si determina la classificazione di prima, seconda e terza scelta.

La differenza tra le piastrelle di prima e seconda scelta sta nella tolleranza.

E’ il numero di piastrelle difettate ammesse in ogni partita di piastrelle e nel tipo di difetti ammissibili. Nel caso della prima scelta è ammissibile qualche piccolo difetto estetico su un numero limitato di piastrelle (non più del 5%, ossia 5 piastrelle su 100).

Nel caso della prima scelta commerciale sono ammessi difetti di tipo estetico, come stonalizzazione (ovvero una leggera differenza di tonalità tra una piastrella e l’altra o tra punti della stessa piastrella).

Nelle piastrelle di seconda scelta sono ammessi difetti come

  • stonalizzazione
  • differenze nello spessore tra una piastrella e l’altra o tra due punti della stessa piastrella
  • bordi irregolari
  • non planarità (le piastrelle si imbarcano al centro)
  • puntini, macchie.

Naturalmente i difetti possono riguardare solamente una parte delle piastrelle o tutta la fornitura. Diverso è il caso delle piastrelle di fine serie e i fondi di magazzino, che spesso sono piastrelle di prima scelta o prima scelta commerciale per le quali sono disponibili pochi mq e che perciò vengono vendute in stock.

Il produttore deve indicare la scelta delle piastrelle sulla confezione, con I nel caso della prima scelta oppure II, SE o SS nel caso della seconda.


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